Riflettevo: Cos’è la felicità?Più facile a dirsi che a definirlo e soprattutto a viverlo, comunque, ho trovato una definizione molto interessante e completa quella della dottoressa Sonja Lyubomirsky, docente di psicologia all’Università della California secondo cui:”La felicità è un’esperienza di gioia e benessere, combinata con la sensazione che la vita che stiamo vivendo sia buona, piena e significativa”.
L’uomo è così impegnato a cercare la felicità che ha creato una “Scienza della Felicità” per studiare il modo e la maniera per perseguirla. La Scienza della Felicità studia le basi scientifiche del benessere, della soddisfazione e della “fioritura” (flourishing) che rappresenta il benessere ottimale, per capire cosa rende le persone davvero realizzate.
Non è un semplice concetto filosofico ma, aggrega un insieme di discipline e scienze che vanno ad indagare e dimostrare che è possibile allenare, coltivare e livellare il proprio stato di felicità.
La Scienza della Felicità è una approccio interdisciplinare trasversale, basato su psicologia positiva, neuroscienze, filosofia, e sociologia.
Trova risposte nelle ultimissime ricerche in queste discipline ma, abbraccia anche la fisica quantistica, l’economia comportamentale, la biologia, la crescita personale e indaga anche l’ambito olistico, spirituale e le discipline orientali.
La Scienza della Felicità si muove con studi e ricerche rigorose scientifiche (come il celebre studio longitudinale di Harvard), per trovare il cammino verso la felicità e dimostrare che il benessere duraturo non deriva solo da fattori genetici o eventi casuali, ma è un’abilità che può essere allenata e coltivata attraverso scelte intenzionali, cura di sé e relazioni profonde.
In questa mia riflessione, cercherò di illustrare qualche ricerca teorica, modello e pratica scientifica che dagli inizi degli anni 2000 ad oggi hanno affrontato i temi del benessere e consapevolezza.
Prima di cominciare, facciamo un po’ di storia, filosofia e psicologia su cosa si intende col termine “felicità”, i due approcci più influenti e principali partono dall’antica Grecia e sonola teoria (filosofia) edonica e quella eudaimonica.
EDONIA. Questo approccio, considera la felicità come emozione, il risultato della ricerca e massimizzazione del piacere e della minimizzazione del dolore. In psicologia, si traduce nella ricerca di esperienze piacevoli e gratificanti.
Il focus della felicità edonica è spesso quello dello “stare bene”, che non va confuso col benessere, ma col godimento tipico del piacere perché, in questo caso, le emozioni sono passeggere, tendenzialmente di profonda intensità, ma rapidissime a spegnersi come ad accendersi e vengono generate dall’esterno, da situazioni, eventi, interazioni.
Anche nella realtà di oggi pensiamo che la felicità sia legata al raggiungimento di obiettivi specifici, come una promozione, uno status sociale più alto, il guadagno di più soldi o l’acquisto di una nuova auto, gioielli o capi d’abbigliamento.
Una volta ottenuto ciò che desideriamo, nella maggior parte dei casi sperimentiamo un aumento momentaneo della soddisfazione, destinato però a svanire in breve tempo.
La realtà è che questo modo di pensare porta spesso a sovrastimare l’impatto che determinati eventi avranno sulla nostra vita.
Non passerà molto, infatti, prima di passare dall’euforia iniziale alla ricerca di un nuovo obiettivo o di qualcosa che ci procuri nuovamente piacere.
Questo fenomeno, conosciuto come “adattamento edonico“, descrive la naturale tendenza dell’essere umano ad abituarsi ai cambiamenti — positivi o negativi — tornando progressivamente a un livello di benessere soggettivo relativamente stabile.
EUDAIMONIA. Per i greci, in particolare Aristotele, la felicità (eudaimonia) è vista in prospettiva filosofica, ed è la “buona riuscita del proprio demone” (dal greco eu = bene e daimon = demone/spirito guida), ovvero l’attività dell’anima secondo virtù, intesa come eccellenza e autorealizzazione del proprio potenziale, questa visione è stata ripresa dalla psicologia contemporanea, e identifica la felicità e il vivere in accordo con i propri valori, come una competenza, non è un piacere effimero ma duratturo
L’approccio eudaimonico vede la felicità sia nella ricerca del senso del vivere, sia nella messa in atto di pratiche di benessere su tutti i livelli: come fioritura personale (piacere e salute, come anche realizzazione personale), relazionale, sociale e spirituale.
Possiamo dire che ne diventiamo attori e non la vediamo più come un “qualcosa che capita”, in definitiva possiamo costruire attivamente e consapevolmente la nostra felicità.
A questo proposito si innesta una ricerca importantissima quella della professoressa Sonja Ljubomirsky, lo studio ha dimostrato che la felicità non è solo un fattore di genetica, come si era pensato per molto tempo.
In particolare lo studio ha invece dimostrato che la predisposizione genetica di vedere le cose in modo positivo o negativo conta al 50 %.
Per cui.il nostro “set-point” biologico di base, ovvero la nostra naturale predisposizione all’ottimismo o alla malinconia, la nostra naturale disposizione a “vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto” conta solo la metà nel totale della nostra felicità.
L’altra metà il 10% è l’influenza di fattori, eventi e circostanze esterni: condizioni di vita oggettive, il reddito, il luogo in cui si vive o lo status sociale.
Per la ricercatrice una volta soddisfatti questi bisogni primari, il loro impatto sulla felicità, a lungo termine, è limitato.
Mentre il restante e significativo 40% è composto da scelte, “attività intenzionali“: pensieri, emozioni e azioni anche quotidiane, abitudini, dal modo in cui scegliamo di reagire agli eventi e prenderci cura delle nostre relazioni.
Per cui i geni rappresentano soltanto una parte della cabina di regia della nostra vita, quindi anche della nostra felicità.
Una ricerca importantissima perché conferma quanto, la felicità, sia nelle nostre mani, sempre che:- impariamo a gestire pensieri ed emozioni, – nutriamo con costanti pratiche di benessere,- diventiamo attori consapevoli.
Le origini della Scienza della Felicità possiamo collocarle agli albori degli anni 2000, anche se come spesso accade è sicuramente il prodotto di una somma di fattori, di sicuro molto lo si deve all’intuizione dello psicologo Martin Seligman quando decise di spostare il focus della psicologia dagli stati disfunzionali a quelli ottimali, portando la psicologia, per la prima volta nella sua storia, ad interessarsi del benessere.
Martin Seligman durante i suoi studi cambiò filosofia, passando da un taglio edonico, in cui sosteneva che tutto ciò che facciamo, lo facciamo per essere più felici, una teoria che chiamava “della felicità autentica” alla “teoria del benessere”, cioè ad una felicità a più fattori, di tipo eudaimonico, uno stato di realizzazione personale che si ottiene scoprendo il proprio potenziale e vivendo in accordo con i propri valori.
Seligman come frutto delle sue ricerche sviluppa e presenta il modello PERMA, che identifica cinque elementi essenziali per la “fioritura” umana e per il benessere psicologico:
P – positive emotions | emozioni positive: la capacità di provare gioia, gratitudine e serenità.
E – engagement | ingaggio, partecipazione, coinvolgimento (Flow): l’essere pienamente immersi e assorbiti nelle attività che svolgiamo.
R – relationships | relazioni positive: il valore dei legami sociali e del supporto reciproco.
M – meaning | senso, scopo, significato: il sentirsi parte di qualcosa di più grande di sé, come una causa o una comunità.
A – accomplishment | soddisfazione e realizzazione degli obiettivi, successo: il raggiungimento di obiettivi personali e la sensazione di crescita.
In questo modo la felicità appare subito come un costrutto complesso, che contiene in sé molti aspetti della vita delle persone, sui quali è possibile concentrarsi attivamente, al fine di aumentare il benessere.
Esaminiamo singolarmente le lettere che costituiscono l’acronimo PERMA
EMOZIONI POSITIVE Una teoria fondamentale, su questo tema, è stata “Broaden & Build” sviluppata da Barbara Fredrickson che ha spostato la sua attenzione dal negativo al positivo dalle emozioni negative a quelle positive.
Secondo la Fredrickson, esistono dieci emozioni positive, che ci hanno permesso di “ampliare e costruire”, ovvero di evolverci individuando possibilità nuove.
Le 10 emozioni positive sono:gioiagratitudineserenitàinteressesperanzaorgogliodivertimentoispirazionemeravigliaamore.
ENGAGEMENT (o Flow)Tradotto in ingaggio assume il soprattutto il significato di partecipazione, coinvolgimento è uno stato di massima concentrazione in cui mente e corpo sono in perfetta simbiosi.
Il concetto o teoria del Flow è stato approfondito dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi, si verifica quando bilanciamo perfettamente le nostre abilità con una sfida adeguata, portandoci a perdere la cognizione del tempo e a provare profonda gratificazione. È uno “stato ottimale” che si pone tra la noia e l’ansia, tra una mancanza di tensioni e quella tensione negativa, che ci stanca e ci svuota, che ci permette di rendere al meglio, senza stancarci e consumare energia, sentendoci perfettamente allineati con quello che stiamo facendo, nel momento.
Queste le componenti chiave del Flow o stato ottimale di coscienza:
Equilibrio Sfida/AbilitàLe richieste dell’attività sono allineate alle nostre capacità. Se il compito è troppo facile subentra la noia; se è troppo difficile, subentra l’ansia.
Obiettivi chiariSappiamo esattamente cosa dobbiamo fare passo dopo passo.
Perdita dell’egoLe distrazioni e le preoccupazioni quotidiane svaniscono, così come la consapevolezza di sé.
Alterazione temporaleLa percezione del tempo cambia radicalmente; le ore possono volare in pochi minuti o viceversa.
Feedback immediato Comprendiamo subito se stiamo agendo nel modo corretto.
RELATIONSHIPS Relazioni: il concetto di Felicità Eudaimonica, non punta solo alla felicità personale, ma porta con sé l’idea che “si è felici (o quantomeno più felici) se lo si è insieme”.
Si parla di relazioni che spostano l’attenzione sul sociale, sul “noi”, sottolineando come gli esseri umani siano intrinsecamente creature sociali, stringere legami autentici è un bisogno biologico e psicologico primario, e ricevere supporto reciproco sono pilastri fondamentali per una vita felice e un benessere psicofisico duraturo, questi i benefici:
Supporto emotivo: Avere una rete di persone su cui contare riduce lo stress e funge da scudo durante gli eventi avversi della vita.
Salute fisica e mentale: Studi dimostrano che le persone con relazioni stabili e positive beneficiano di una maggiore aspettativa di vita, di un sistema immunitario più forte e di un rischio cardiovascolare ridotto.
Amplificazione della gioia: Condividere esperienze positive rafforza l’intimità e l’empatia.
Coltivare le Relazioni significa sentirsi amati, supportati e apprezzati dagli altri, che si tratti di partner, familiari, amici o colleghi.
MEANING:Senso, Significato, Scopo: la ricerca del “senso del vivere” è un’attività, a cui si dedicarano i filosofi antichi dagli albori della civiltà greca, cercando il “principio primo di tutte le cose”.
Rappresenta il bisogno umano fondamentale di trovare un senso all’esistenza che vada oltre il proprio interesse individuale, sentendosi parte e servendo qualcosa di più grande, come una comunità, una fede o un ideale.
Senso del vivere e scopo il sentirsi parte di qualcosa di più grande di sé, come una causa o una comunità, questa dimensione del benessere psicologico si articola in:
Appartenenza: La consapevolezza di far parte di un sistema più vasto (famiglia, gruppo sociale, ambiente lavorativo).
Contributo: L’utilità percepita nel fare qualcosa di concreto per gli altri o per l’ambiente.
I temi di “benessere e consapevolezza” diventano il nucleo della felicità non solo strettamente personale con:
Impegno sociale: Sostenere o fare volontariato per una causa benefica.
Condivisione dei valori: Lavorare per un’azienda o un progetto i cui scopi sono allineati ai propri principi.
Crescita delle relazioni: Dedicare tempo al prossimo (famiglia, amici, mentorship).
ACCOMPLISHMENT:Realizzazione è il pilastro dedicato al bisogno umano di raggiungere obiettivi, sviluppare competenze e provare un senso di padronanza. Questo elemento è essenziale per nutrire l’autostima, accrescere la motivazione e favorire il miglioramento personale.
I cardini di questo elemento si riassumono in:
Senso di autoefficacia: Non è legato solo al successo materiale, ma al percepire se stessi in crescita, capaci di padroneggiare sfide e compiti.
Perseveranza: La capacità di impegnarsi per superare gli ostacoli.
Autodisciplina: Il controllo e la costanza nel lavorare verso i propri traguardi.
Questo tipo di realizzazione si differenzia dalla soddisfazione del fare e del successo strettamente personale, è legata con l’essere ed equivale ad una sensazione personale di pienezza ed equilibrio.
Seligman ha ideato un altro concetto importante nella scienza della felicità il FLOURISHING, ovvero della “fioritura” che indica il massimo livello di benessere psicologico e realizzazione personale ed è contrapposto allo stato di LANGUISHING ovvero di “apatia” .
La Fioritura al di là della semplice assenza di infelicità, mira a sviluppare il potenziale umano, le virtù e il Senso dello Scopo personale, un concetto legato all’eudaimonia; è una condizione in cui l’individuo prospera, sviluppa il proprio potenziale, prova emozioni positive e vive una vita ricca di significato.
La fioritura personale è quel proposito evolutivo che ci dà modo di agire in modo consapevole e partecipe al benessere globale, facendoci sentire “ingaggiati” e permettendoci contemporaneamente una piena realizzazione personale.
La Scienza della felicità sposta l’attenzione dalla riparazione dei deficit (psicologia tradizionale) alla costruzione di risorse personali per una vita piena e significativa, e dimostra che avere legami sociali forti, stabili e di supporto è il predittore numero uno di salute e felicità a lungo termine.
Gli studi e le ricerche scientifiche hanno evidenziato strumenti pratici convalidati, per migliorare il proprio benessere quotidiano:
Mindfulness, meditazione e consapevolezza: Aiutano a gestire lo stress e a vivere nel momento presente, migliorando la plasticità cerebrale, riduce il rimuginio e l’ansia legata al futuro, focalizzandosi sul benessere soggettivo.
Coltivare le relazioni sociali:Coltivare legami autentici e profondi è considerato uno dei predittori più forti di una vita lunga e felice.
Praticare la gratitudine: Riconoscere e annotare regolarmente ciò per cui si è grati e gli aspetti positivi della propria vita, sposta l’attenzione dagli aspetti negativi a quelli positivi, riduce lo stress e aumenta la soddisfazione.
Gentilezza e altruismo: La generosità attiva i circuiti del piacere nel cervello, aumentando il benessere di chi dona oltre che di chi riceve. Aiutare gli altri attiva i centri di rilascio della dopamina nel cervello, generando una sensazione di appagamento (il cosiddetto “aiutante aiutato”).
Fai muovere il corpo e vivi la natura: È scientificamente provato che l’attività fisica e il contatto con il verde riducono i livelli di cortisolo (ormone dello stress) e aumentano la dopamina.
Grazie agli studi ora sappiamo che il successo dipende dalla felicità e non viceversa.
Aspettare di essere felici limita il potenziale del nostro cervello, mentre avere una mente positiva, essere ottimisti, ci rende motivati efficienti, resilienti, creativi e positivi. Le nostre performance aumentano grazie alla creatività e alla produttività che scaturiscono dalla felicità.
Concludo con un pensiero di Isabel Allende:
“La felicità non è esuberante né chiassosa, come il piacere o l’allegria. È silenziosa, tranquilla, dolce, è uno stato intimo di soddisfazione che inizia dal voler bene a se stessi.”
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka
