La strada non presa!

Riflettevo:”La vita è piena di bivi“. 
Tutto nella vita è una scelta costante, dalle cosepiccole alle decisioni “esistenziali” che ti cambiano la vita.
Inconsciamente scegliamo moltissime cose, poi ci sonoaltre che hanno bisogno di riflessioni approfondite, ci creano dubbi, problemi.
Un “bivio della vita” è un momento in cui una strada si divide in due e bisogna fare una scelta importante tra due strade diverse. 
Significa quel punto in cui non si può più andare avanti come prima, senza decidere quale via prendere e che ogni decisione cambierà il tuo futuro.
Capita a tutti nel corso della vita di trovarsi di fronte a un bivio, anche più volte e ogni scelta implica una rinuncia: imboccare una direzione significa precludersi tutte le altre, e ogni direzione porta a un futuro diverso.
Spesso crediamo che un giorno potremo tornare indietro a percorrere l’altra via, ma la vita è un cammino lineare in cui una scelta conduce inevitabilmente a un’altra.
In fine dei conti, scegliere non significa solo rinunciare, ma decidere cosa fare della tua vita ed è lo strumento più potente che possediamo.
Saranno le nostre scelte a determinare, nel bene e nel male, il corso della nostra esistenza: e questa consapevolezza ovviamente e giustamente ci inquieta.
D’altro canto e contemporaneamente l’essere davanti ad una scelta ci affascina, in quanto è sicuramente una delle situazioni più poetiche ed eloquenti della nostra unicità di esseri umani, perché sono le nostre decisioni a determinare chi siamo e chi saremo. 
Cosa ci succede, cosa ci accede quando ci ritroviamo di fronte ad un bivio nella vita e dobbiamo scegliere quale strada prendere, con la consapevolezza che non potremo mai più tornare indietro, come dobbiamo comportarci, come riuscire a fare la scelta migliore per noi?
Gli studiosi, i filosofi, gli scienziati, gli psicologi non hanno un consiglio univoco, ognuno di noi avrà un suo comportamento diverso, modalità e pensieri differenti, partendo da chi resterà interdetto, quasi immobile davanti all’indecisione con le emozioni che sovrastano ogni ragionamento.
Fare la scelta “giusta”, quella in armonia con quello che siamo, le nostre passioni i nostri ideali. riguardo a lavoro, guadagno, fama, prestigio, affetti, famiglia, amore, interessi o una scelta che nel caso non rispecchia i nostri valori, ci obbliga a diventare ciò che non siamo, ci costringe ad abiurare tutto ciò in cui abbiamo sempre creduto e crediamo ancora. 
Scegliere sicuramente richiede anche coraggio nel rinunciare ad una via, coraggio e eventualmente nel chiudere una porta ed incamminarsi verso una strada che non si conosce ancora, ed è ovvio che tutto ciò ci metta in crisi, ma alcune volte si stratta di una crisi positiva che ci spinge ad uscire da una situazione che potrebbe diventare venefica se dovesse protrarsi oltre modo. 
Quando la vita prende direzioni inaspettate e sembra mettere in discussione ogni nostra certezza, è facile cadere vittima dell’angoscia e non riuscire a scegliere in che modo proseguire il cammino. 
L’indecisione è frutto delle nostre contraddizioni, nei nostri mille volti interni, spesso un bivio esistenziale è solo un modo con il quale due volti di noi stessi si confrontano e scegliere l’uno significherebbe eliminare l’altro ma, non è questo che serve: perché non siamo mai chi crediamo di essere.
Anche perché eliminarne uno ne farebbe arrivare un altro, uno nuovo, per cui in questi casi, il consiglio è di “arrendersi“, conviene non imporsi di decidere e accogliere semplicemente quel che accade, ed è questo il modo migliore per evolvere e scegliere davvero quel che fa per noi.
Questo era anche il pensiero del poeta, scrittore e giornalista statunitense Walt Whitman che affermava: “Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini”. 
Il cambiamento crea tensione è normale e naturale, ci mette in crisi, le nostre contraddizioni interne non vanno però eliminate, ma vanno ricomposte: anche con l’attesa, la sosta, la non-decisione.
Altre volte, ci tratteniamo perché non abbiamo fiducia in noi stessi, nelle nostre capacità di adattarci al futuro, di trovare soluzioni ai problemi che potrebbero presentarsi.
Altri affermano che serve, che è giusto scegliere ciò che ci mette più in difficoltà, andando oltre le paure perché è li che è nascosta la crescita maggiore, 
Il giornalista e scrittore italiano Tiziano Terzani a questo proposito afferma:
“La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta.”
Fare scelte coraggiose ci permette di dare linfa nuova al nostro “libero arbitrio“, dare alla nostra vita il corso che vogliamo e liberarci dall’idea di destino, così da creare una “nostra” vita ad ogni passo.
Spesso le scelte risultano difficili perché comportano le paure dell’abbandono, della solitudine e del dolore, e siamo proprio noi a creare opposizione ma, anche questo è inevitabile.
Altre volte ancora la difficoltà che incontriamo nel fare una scelta, è dovuta al fatto che non riusciamo a seguire il flusso della nostra vita in modo naturale, la nostra direzione, mente e cuore non indicano più la strada giusta per noi, la nostra identità non è più allineata alle nostre aspirazioni.
La soluzione migliore, forse si trova in mezzo, non partire sempre all’attacco ma, ogni tanto, uscire allo scoperto, mettersi in gioco, attivare le nostre doti nascoste ed avventurarsi nel mondo reale esterno.
Bob Marley suggeriva:
“Quando ti trovi davanti a due decisioni, lancia in aria una moneta. Non perché farà la scelta giusta al posto tuo, ma perché nell’esatto momento in cui la moneta è in aria, saprai improvvisamente in cosa stai sperando.”
Ci sarà sempre chi preferirà l’istinto, la scelta d’impulso ma, ci sono alcune linee guida di cui dovremmo tenere da conto prima di affrontare una scelta importante:
1. Riflettere, pensare, prendere il giusto tempo per capire cosa vogliamo davvero, senza farci prendere dal panico o dalla fretta. 
2. Ascoltarsi, pensare ciò che ci farebbe stare bene e a ciò che è la cosa più giusta e migliore per i nostri progetti, desideri, bisogni.
3. Valutare attentamente i lati positivi e negativi di ogni strada, gli eventuali rischi, sapendo che comunque che nessuna scelta sarà mai perfetta al cento per cento.
4. Accettare comunque il cambiamento, l’effetto della scelta, la modifica di una parte della nostra vita.
Trovare la direzione giusta per noi non significa che matematicamente andrà tutto liscio, perché comunque potremmo avere dei ripensamenti, o attraverseremo delle difficoltà, o ci saranno degli aspetti non proprio entusiasmanti che dovremmo affrontare. 
Se avremo fatto una scelta coraggiosa in piena coscienza, che rispecchia chi pensiamo di essere, e riteniamo ancora adesso di aver fatto la scelta giusta, sicuramente e in ogni caso: ne sarà valsa la pena.
L’illusione dell’alternativa ci resterà sempre, il dubbio su ciò che sarebbe potuto accadere se avessimo scelto diversamente, dubbio che diventa facilmente rimpianto; che non nasce solo da un errore commesso, ma dalla natura stessa dell’esistenza, fatta di bivi irripetibili.
Il rimpianto per la strada non presa è per appunto proprio il peso emotivo delle possibilità scartate. 
Nella vita gli anni trascorrono inesorabilmente, all’inizio un maniera più lenta in seguito sempre più velocemente, ci si rende conto che la vita ci ha portato a percorrere tante strade, molte sono quelle prese, altrettante quelle non prese di cui restano ricordi, nascono rimpianti, emergono confronti.
Spesso parte il confronto con chi ha scelto un’altra strada, in cui in una forma fantastica, immaginaria, vogliamo credere che sia quasi l’incarnazione vivente di ciò che saremmo potuti diventare.
Ci restano le certezze di un percorso presente, una strada che stiamo percorrendo, che si assottiglia sempre più, che va incontro un orizzonte che non vediamo, non conosciamo, non possiamo nemmeno immaginare, perché, da esso, mai nessuno è stato visto ritornare.
Quando un luogo, una opportunità, un lavoro, un affare una relazione scompare fisicamente perché non sono entrati nelle nostre scelte, i nostri ricordi e le nostre memorie diventano anch’essi fantasmi, tracce di tracce che il tempo ha tentato inutilmente di cancellare.
Nella nostra mente resta la consapevolezza che le strade non prese non sono più possibilità future, ma comunque presenze, fantasie o fantasmi, quando addirittura spettri definitivi. 
Tutti navighiamo in direzione di quell’orizzonte verso cui la strada si assottiglia e questa non è più una visione poetica, non è più un’astrazione filosofica.
E proprio perché la strada si assottiglia, ogni bivio acquista un peso particolare, e noi diventiamo ciò che le diverse strade scelte hanno generato. 
A mio parere e personale limitata conoscenza nessuno ha narrato l’importanza – e anche la bellezza dei bivi – meglio del poeta statunitense Robert Frost, che riesce a trasformare in poesia, il momento sospeso e densamente evocativo della scelta individuale del singolo viaggiatore, che ben presto diventa allegoria dell’umanità intera, la scelta di tutti quelli che la leggono, praticamente una circostanza universale.
La mia riflessione è partita proprio da questa poesia composta nel 1916 e contenuta nella raccolta “Mountain Interval“, terza antologia del famoso poeta statunitense Robert Frost, che molti già conosceranno: “The Road Not Taken” – “La strada non presa”.
Questo il componimento in una delle tante traduzioni alcune delle quali discordanti su alcuni vocaboli.
La strada non presa.
“Due strade divergevano in un bosco d’autunnoe dispiaciuto di non poterle percorrere entrambe,essendo un solo viaggiatore, a lungo indugiaifissandone una, più lontano che potevofin dove si perdeva tra i cespugli.
Poi presi l’altra, che era buona ugualmentee aveva forse l’aspetto miglioreperché era erbosa e meno calpestatasebbene il passaggio le avesse rese quasi uguali.Ed entrambe quella mattina erano ricoperte di foglieche nessun passo aveva anneritooh, mi riservai la prima per un altro giornoanche se, sapendo che una strada conduce verso un’altra,dubitavo che sarei mai tornato indietro.
Lo racconterò con un sospiroda qualche parte tra molti anni:due strade divergevano in un bosco ed io –io presi la meno battuta,e questo ha fatto tutta la differenza.”
A mio parere la “strada non presa” di Robert Frost è l’immagine stessa del bivio della vita, in cui oltre alla bellezza della lirica, al suo interno è contenuto, anche un suggerimento prezioso, un insegnamento di vita.
La poesia narra l’importanza delle scelte, dove la scelta è intesa come parte integrante del viaggio dell’esistenza, 
Frost aveva trascorso la giovinezza nella fattoria del nonno in New Hampshire, e molto probabilmente per questo motivo e per questo sua passione, la natura è proprio il tema ricorrente nelle sue opere.
Anche la nostra poesia è ambientata in un bosco autunnale dalle foglie ingiallite, in una atmosfera idilliaca, ma al contempo malinconica.
La natura per il poeta statunitense resta come per il filosofo trascendentalista Ralph Waldo Emerson un luogo metafisico, quasi sacrale.
Frost scolpisce la sua poesia nella natura di un bosco, dove un bivio con due strade che si dividono bruscamente, diventa la forma metaforica della vita, l’emblema delle decisioni esistenziali. 
Il viaggiatore, che è anche il narratore in prima persona, arriva di fronte ad un sentiero che diverge nel bosco e deve decidere quale strada imboccare. 
Qui appare il dilemma di un uomo che non sa quale delle due strade scegliere, e riflette sul tema delle scelte di vita e sull’incertezza del futuro.
Le due strade che si dividono nel bosco sono simili tra loro, quasi identiche, così uguali che non sembra neppure esserci alternativa, infatti, lo stesso viandante si dice dispiaciuto di non poterle percorrere entrambe.
Dopo aver analizzato attentamente entrambe le alternative, ne sceglie una, l’uomo decide di imboccare la strada più erbosa, quella che aveva un aspetto migliore, più bella, perché era meno consumata, meno battuta, meno calpestata, a discapito dell’altra. 
La “scelta“, il tema centrale della poesia, solo questa decisione gli permette di avanzare nel cammino, di proseguire il viaggio della vita.
Sceglie una strada pensando di percorrere l’altra in un secondo momento.
Anche se contemporaneamente, sa anche che ogni scelta conduce a un’altra e rende impossibile il ritorno, lo stesso accade a noi singoli individui, che non potremo mai sperimentare tutte le possibilità, che abbiamo incontrato o che incontreremo. 
Alcune analisi sono nella convinzione che il poeta vuole dirci di osare, di rischiare, un inno al coraggio, di prendere la via più difficile, più impervia, percorrendo strade nuove in base alle nostre scelte personali, anzichè quelle percorse da tutti.
Almeno questo è il pensiero in cui ci invita a seguire il sentiero meno battuto, discostandoci dai facili conformismi, a fare scelte autentiche, a seguire strade “meno battute”, quelle non prese, perché solo in questo modo potremo scoprire veramente noi stessi.
Nella conclusione il poeta coniuga i verbi al futuro: immagina di dover raccontare un giorno quel momento decisivo, con un sospiro. 
La frase finale della poesia è particolare, un fulmine a cel sereno, dura da un certo punto di vista, la scelta presa,il fatto di aver scelto quella meno percorsa alla fine: ha fatto tutta la differenza” narrata con un sospiro per ciò che non è stato vissuto.
La decisione ha reso il poeta la persona che è ora, segnando uno stacco decisivo con quello che era prima. 
C’è consapevolezza adulta, matura, carica di certezze, ma anche con una forma di rimorso, e forse persino qualche rimpianto.
È il contrappeso della scelta che, in seguito, condizionerà molti momenti della vita. 
Anch’io nella vita mi sono trovato spesso davanti a due strade che divergevano, erano simili e attraenti, e anche il mio desiderio sarebbe stato quello di percorrerle entrambe ma, questo non era possibile.
Ero fortemente indeciso poi presi una chissà per quali motivi ma, mi sentivo forte, capace e in grado di affrontarla e superarla.
Anch’io misi da parte l’altra forse per un altro giorno, anche se già sapevo che non sarei mai tornato indietro.
Per questo sono qui a scriverlo, a raccontarlo con un sospiro, io presi la meno percorsa, poi rivelatasi la più ardua e difficile e questo “ha fatto tutta la differenza”.
L’identità non è un’essenza, un nocciolo immutabile che attraversa le esperienze ma, è sempre frutto di una costruzione, non esiste un “sé” ideale rimasto inattivo sulla vie scartate. Siamo semplicemente il risultato contingente di scelte forse spesso casuali, ma il prodotto sempre unico e irripetibile delle strade che abbiamo deciso di percorrere.

Buona riflessione.

Roberto Kudlicka 

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