Gdf Ischia sequestra 7 milioni a tre società attive nel business dei rifiuti

Beni e capitali per oltre sette milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Ischia a tre società operanti nel settore della raccolta dei rifiuti urbani in 14 comuni della Campania, segnatamente nelle province di Napoli e Caserta.

Il provvedimento, disposto d’urgenza dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, riguarda imprese che, secondo gli investigatori, sarebbero state utilizzate per riciclare e reimpiegare capitali riconducibili al clan dei Casalesi.

L’operazione rappresenta un ulteriore sviluppo dell’inchiesta antimafia che nel marzo scorso aveva portato all’esecuzione di numerose misure cautelari, tra cui gli arresti domiciliari per un imprenditore ischitano.

L’attività investigativa era cominciata nel 2022, quando i finanzieri della compagnia di Ischia, all’epoca guidata dal capitano Antonio Giglio, avevano rilevato un improvviso e consistente aumento del volume d’affari di una società isolana impegnata nel settore della raccolta differenziata dei rifiuti.

Gli approfondimenti avevano consentito di individuare rapporti economici con personaggi ritenuti vicini ad ambienti della criminalità organizzata, facendo emergere l’ipotesi di un sistema di riciclaggio di capitali di provenienza illecita attraverso il business della gestione dei rifiuti. Le indagini, proseguite negli anni e portate a conclusione sotto la guida dell’attuale comandante della Guardia di Finanza di Ischia, il capitano Giovanni Maria De Giorgio, avevano già condotto nel marzo scorso al sequestro delle quote di una società ritenuta strumento per il reimpiego dei proventi delle attività criminali. I successivi accertamenti hanno permesso di ricostruire i flussi finanziari e di individuare una progressiva spoliazione del patrimonio dell’impresa già sottoposta a sequestro.

Secondo la procura, attraverso fittizi conferimenti di rami d’azienda e il ricorso a prestanome, la struttura imprenditoriale sarebbe stata trasferita ad altre tre società, alle quali erano stati attribuiti appalti per un valore complessivo di circa 75 milioni di euro. Per impedire la dispersione del patrimonio e la prosecuzione delle presunte attività illecite, la procura ha disposto un nuovo sequestro preventivo, sottraendo alla disponibilità degli amministratori beni aziendali per oltre 7 milioni di euro e il capitale sociale delle tre imprese, del valore nominale complessivo di 240mila euro. Le aziende sono state affidate a un amministratore giudiziario. Il 23 ottobre il gip del Tribunale di Napoli ha convalidato il provvedimento ed emesso un proprio decreto di sequestro preventivo.

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