A Poggioreale il Cimitero della vergogna

A quasi cinque anni dai tragici cedimenti, per tante famiglie la ferita è ancora aperta. Non chiedono privilegi, ma un diritto fondamentale: dare ai propri cari una degna sepoltura e avere un luogo dove poter pregare, portare un fiore e piangere chi non c’è più.

Il primo crollo, nel gennaio 2022, fu collegato a un importante ingresso d’acqua dal cantiere della metropolitana, che provocò cedimenti del terreno. Un secondo grave episodio si verificò nell’ottobre dello stesso anno.

Da allora, tra procedure e progetti di sistemazione, la soluzione definitiva non è ancora arrivata. La Diocesi ha messo a disposizione nuovi loculi, ma molte famiglie sono ancora davanti a casse numerate e cancelli, contenitori senza nomi e resti in attesa di identificazione. Una donna intervistata da Dentro la Notizia dichiara “La testimonianza dal cimitero di Poggioreale, crollato 5 anni fa: “Alcuni dei miei parenti defunti sono ancora sotto le macerie, tra le erbacce, animali, sporcizia, è un doppio dolore”.

Cappelle crollate, resti senza sepoltura e accessi difficili per gli anziani. Pisani attacca il Comune: «Napoli calpesta i più deboli».

Mille bare ancora sotto un tendone, cappelle abbandonate, viali transennati e anziani che faticano a raggiungere le tombe dei propri cari. Il cimitero monumentale di Poggioreale si presenta alla commemorazione dei defunti con le ferite dei crolli ancora aperte e problemi di manutenzione che si trascinano da decenni. A rendere più complicata la visita ci sono le limitazioni alla circolazione, contro le quali si è scagliato l’avvocato Angelo Pisani, presidente di NoiConsumatori, denunciando le difficoltà imposte soprattutto alle persone più fragili.

 

Le bare dei crolli ancora senza una sistemazione definitiva

La situazione più delicata riguarda le cappelle dei Dottori e di San Gioacchino, coinvolte nei crolli che hanno devastato il cimitero monumentale. Il recupero ha interessato circa seimila resti custoditi in 1.800 bare, il 75% dei quali è stato identificato. Eppure la maggior parte delle salme non ha ancora trovato una sistemazione definitiva.

 

L’assessore Vincenzo Santagada spiega che, delle 1.500 bare identificate, soltanto 256 sono state reclamate dai familiari. Altre 1.300 restano nella tendostruttura, mentre trecento bare contenenti resti non identificati sono state trasferite nell’ipogeo del Nuovissimo.

 

Un progetto da 1,7 milioni per recuperare i resti

Per intervenire sulle cappelle crollate, Comune e Curia hanno investito 250mila euro ciascuno nella progettazione. L’ipotesi allo studio prevede l’utilizzo di un robot per abbattere le pareti pericolanti, seguito da scavi manuali fino a sei metri di profondità. Un’operazione necessaria anche per recuperare i resti che si trovano ancora sotto le macerie.

 

«L’investimento è di 1,7 milioni, i tempi di realizzazione tra i 12 e i 14 mesi», spiega Santagada.

 

Per le salme non reclamate si valuta la realizzazione di un ossario comune nello spazio occupato dalle cappelle, che potrebbe essere trasformato in un’area verde con un monumento commemorativo. Intanto, però, il tendone continua a custodire centinaia di bare e la sistemazione definitiva rimane lontana.

 

I viali chiusi e le difficoltà per gli anziani

Il degrado riguarda anche numerose cappelle private, tra lapidi divelte, strutture abbandonate e percorsi interdetti. Una condizione che l’arcivescovo Domenico Battaglia aveva già denunciato, chiedendo luoghi sicuri e dignitosi nei quali ricordare i defunti.

 

«A Poggioreale ci sono più aree transennate, viali chiusi e barriere architettoniche. L’accesso è difficile per i più anziani», raccontano i visitatori.

 

Alle difficoltà interne si aggiunge il dispositivo straordinario della viabilità, che introduce divieti, sensi unici e accessi riservati ai mezzi autorizzati. Una regolamentazione che, nelle giornate di maggiore afflusso, finisce per pesare proprio su chi ha più bisogno di assistenza.

È su queste difficoltà che interviene Angelo Pisani, contestando le scelte dell’amministrazione comunale. «Una città che impone divieti senza garantire servizi e assistenza scarica sui cittadini il prezzo della propria inefficienza. Farlo nelle giornate dedicate ai defunti significa infierire sul dolore delle famiglie».

 

L’avvocato insiste soprattutto sulle condizioni degli anziani e delle persone con difficoltà motorie. «Anziani, persone fragili e famiglie devono poter raggiungere i propri cari senza affrontare una prova di resistenza. Ostacolare anche un gesto di memoria è una forma di violenza amministrativa e sociale. Chi governa ha il dovere di organizzare alternative accessibili».

 

Alle criticità strutturali si aggiunge la vertenza dei lavoratori addetti alle sepolture, che ha rallentato anche il trasferimento delle bare recuperate dai crolli. Dei 120 loculi messi a disposizione dalla Curia a Ponticelli, novanta sono stati utilizzati. Le altre trenta operazioni sono rimaste bloccate proprio per la protesta.

 

La gestione comunale dei servizi cimiteriali deve quindi affrontare contemporaneamente il recupero dei resti, la manutenzione delle strutture e il ripristino delle attività ordinarie.

 

Il nodo delle responsabilità politiche

Pisani esprime solidarietà agli agenti della Polizia Municipale, chiamati ad applicare le disposizioni e ad affrontare direttamente il malcontento dei visitatori. «Le responsabilità politiche e organizzative restano in capo a chi decide».

 

Poi rivolge un appello all’amministrazione: «Sindaco e assessori correggano subito le criticità: collegamenti efficienti, assistenza ai più deboli e informazioni chiare. Chi porta un fiore ha già un dolore da sopportare. Merita rispetto».

 

Al cimitero di Poggioreale, dove il patrimonio monumentale richiede continui interventi di tutela, il problema non si esaurisce nella manutenzione. Dopo anni di crolli, transenne e interventi annunciati, i napoletani continuano ad aspettare che ai loro morti venga restituita una sepoltura dignitosa e ai familiari la possibilità di raggiungerla senza ostacoli.

Il Cimitero di Poggioreale a Napoli viene spesso definito una “vergogna” a causa di gravi e cronici problemi di crolli strutturali, abbandono e ritardi burocratici che si trascinano da anni.

 

Le principali criticità

 

• I crolli strutturali: A partire dai cedimenti e dai crolli verificatisi tra il 2021 e il 2022 (come quello della Congregazione della Resurrezione), centinaia di loculi e intere porzioni di cappelle sono diventati inaccessibili o sono andati distrutti.

• Le bare in “attesa” e i tendoni: Molte salme ed estumulazioni sono rimaste per anni (e in parte tuttora) in una condizione precaria, sistemate in depositi temporanei o sotto grandi tendoni, negando alle famiglie un luogo degno e accessibile in cui piangere i propri cari.

• Degrado e manutenzione: I visitatori e le associazioni denunciano regolarmente viali sporchi, rifiuti sversati, lapidi cadute, erbacce e una scarsa cura generale del complesso monumentale.

• Lentezza nei lavori: Nonostante il passare degli anni e le promesse di intervento, le operazioni di messa in sicurezza, ripristino e ricollocazione definitiva delle salme procedono con estrema lentezza, alimentando la rabbia dei cittadini e dei comitati locali.

Antonio Speranza reporter 

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