C’è qualcosa di strano che sta accadendo a Varsavia.
Non bastano le piazze in rivolta in tutta l’Europa; il che fa capire che la causa delle crisi nazionali non è la politica socio economica domestica ma quella della EU. Ora, ci si mette pure la Giustizia, ai massimi livelli istituzionali; addirittura la Corte Costituzionale è coinvolta, in Polonia. Forse, c’è da dubitare della tenuta liberaldemocratica del tessuto socio politico del vecchio Continente.
Lo sapete tutti chi è Tusk: Donald Franciszek Tusk è Presidente del Consiglio della Repubblica di Polonia (2007-2014 e 2023-2027), già presidente del Consiglio europeo (2014–2019). Fortemente europeista, di centrosinistra.
Il presidente della Repubblica, dal 6 agosto 2025, è Karol Tadeusz Nawrocki, del PiS (Partito del Diritto e della Giustizia), storico, con un PhD (dottorato di ricerca) e un Master of Business Administration (MBA).
Cosa è accaduto? Nell’aprile 2026, la giudice Anna Korwin-Piotrowska, insieme ad altri 7 colleghi, è stata nominata membro della Corte Costituzionale dall’attuale governo di Tusk, che gode della maggioranza della Sejm (Camera Bassa del Parlamento), cui compete la nomina dei giudici costituzionali. La Costituzione prevede che la nomina debba avere il nulla osta del Presidente della Repubblica (PdR) che gode, comunque, del diritto di veto. Degli 8 giudici, il PdR Nawrocki ha posto il veto per 5, fra cui la Anna Korwin-Piotrowska; pertanto ne ha rifiutato il giuramento. Per tutta risposta, quei 5 hanno violato le norme giurando nelle mani del Presidente del Parlamento, ignorando l’autorità superiore competente; hanno inviato una PEC informativa al PdR e hanno assunto prepotentemente il ruolo di membri della Corte. La forzatura sa un po’ di sorprendente ma, soprattutto, di ridicolo. Bogdan ?wi?czkowski, presidente della Corte Costituzionale (PdCC), ha contestato l’illiceità della procedura di giuramento opponendosi alla loro entrata in servizio. Allora, la giudice è passata a vie di fatto: il 30 ottobre 2026, utilizzando l’alibi di giudice di Corte Costituzionale con la maggiore anzianità di servizio complessiva, approfittando della assenza del PdR, ha disposto la sospensione, per un mese, del presidente Bogdan ?wi?czkowski e del suo vice Bart?omiej Socha?ski. L’accusa è quella di aver impedito ai nuovi giudici, eletti dal Parlamento, di lavorare. La motivazione è la necessità di ripristinare lo “Stato di Diritto”. Per di più, vista la vacatio, la stessa Anna Korwin-Piotrowska ha assunto la presidenza della Corte. Il ridicolo è diventato farsa.
Subito, le ha fatto eco Waldemar Zurek, il ministro della Giustizia, chiedendo la revoca dell’immunità per Swieczkowski e per il vicepresidente.
Citiamo una stranezza rivelatrice di quanto possa essere esteso il network in azione: Wikipedia riportava, sul profilo della giudice, con dovizia di particolari, gli eventi fino al 30 ottobre. Poi, nel giro di 24 ore, il tutto è stato sostituito da un paio di righe: Anna Korwin-Piotrowska è presidente della Corte Costituzionale della Polonia.
Intanto, lo stesso venerdì 30 ottobre, alla notizia che il presidente Bogdan Swieczkowski era stato sospeso e sostituito dalla Anna Korwin-Piotrowska, il Presidente della Repubblica interrompe il suo viaggio istituzionale in Senegal e rientra precipitosamente a Varsavia. Arriva di sera, si avvia alla sede della Corte; spinge via la giudice Korwin-Piotrowska che faceva ostruzione fisica; promulga, il giorno dopo, un comunicato che invita ad un tavolo di lavoro tutte le forze politiche con l’obiettivo di “ripristinare l’ordine costituzionale”. Il primo ministro Tusk reagisce debolmente, affidando la replica a un messaggio televisivo. Poi, mentre il PdR arrivava in tempo a Varsavia, Tusk partiva precipitosamente per Sopot (Danzica, Gdynia e Sopot formano il territorio sul Baltico chiamato la Tripla Città), nella sua casa di famiglia dove usualmente si rifugia nei momenti di forte tensione politica. Lukas Lhotan, giornalista e scrittore indipendente, laurea all’Università Palacký, studi negli Stati Uniti e in Arabia Saudita, inviato osservatore dell’operazione antiterrorismo BLfV (Ufficio statale della Baviera per la protezione della Costituzione), scrive che era stato diramato l’ordine di non concedere all’aereo presidenziale il permesso di atterrare a Varsavia; di dirottare l’aereo in altro aeroporto; di impedire che il PdR arrivasse in tempo alla sede della Corte.
Ma i piloti militari dell’aereo presidenziale hanno forzato l’atterraggio.
Con accuse reciproche di “colpo di Stato”, si è ad una resa dei conti tra istituzioni politicizzate. L’obiettivo è impadronirsi della Giustizia. Se questa è la prassi consolidata, dove va a finire il principio di una Magistratura, financo ai massimi livelli, autonoma e indipendente? L’autonomia e l’indipendenza della Magistratura si rileva una favoletta da avanspettacolo buona solo per qualche gonzo distratto. Come sta diventando una favoletta la reciproca accusa di ignorare e violare lo “Stato di Diritto”. Fra l’altro, questa dizione, come è noto, è la nuova recente gag, diffusa in tutte le salse anche in Italia, come mantra collettivo e come parola d’ordine, da una certo fronte politico. Come il formaggio sui maccheroni: tanto che l’ineffabile Claudia Fusani, giornalista de L’Altravoce, quotidiano che si definisce indipendente, al termine della conferenza stampa sulla manovra di bilancio, ha chiesto alla Presidente del Consiglio, G. Meloni, eletta e nominata secondo la Costituzione: “Presidente, lei crede in uno Stato di diritto?”. Vergognosamente imbarazzante.
Per tornare al caso Polonia, c’è una gran confusione, vera o creata ad arte poco importa, fra il ruolo del PdC (Presidente del Consiglio) e quello del PdR (Presidente della Repubblica). In Italia, benché il caos regni sovrano, nessuno si sogna di far confusione: il Presidente della Repubblica è il garante della Costituzione e il suo veto non si discute.
Tuttavia, quello che lascia perplessi è che, nelle beghe interne della Polonia, siano intervenuti, nel tempo, attori esterni. Quali? Ha cominciato, quasi a sondare il terreno, il Consiglio d’Europa, che non c’entra nulla con la EU: è una organizzazione “sociale” che ha la missione di promuovere la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto. Quindi, la CGUE (Corte di Giustizia EU) che, su ricorso della Ursula von der Leyen, contestò la legittimità, l’indipendenza e l’imparzialità della Corte Costituzionale polacca. La sentenza permise alla Commissione EU di congelare, per la Polonia, i fondi comunitari del PNRR fino all’arrivo di Tusk al governo, nel 2023. Pensate, il solo cambio di Governo, con persona gradita, ha potuto scongelare i fondi come se la Corte Costituzionale fosse rientrata nella normalità.
Però, Tusk, in carica dal 2023, non è riuscito a rimettere le “cose a posto come avrebbe voluto” perché la Costituzione non lo permetteva. Come avrà fatto la Polonia, che appare non essere “Stato di Diritto”, ad entrare nella Unione Europea? Viene il dubbio che questa Unione, invece di creare una Europa dei popoli, voglia solo ampliare a propria influenza.
E’ forse una nuova forma di colonialismo?
Ma perché la Corte Costituzionale è così al centro degli interessi? Perché è uno snodo importante di uno Stato; infatti ha sempre l’ultima parola. Basti ricordare il colpo di Stato perpetrato dalla Corte Costituzionale in Romania quando, proditoriamente, sconvolse il risultato elettorale. Da che mondo è mondo, chi vuole gestire il potere, senza vincoli e condizionamenti, deve possedere i centri del vero potere istituzionale; in questo caso la Corte Costituzionale; con tanti saluti alla autonomia e indipendenza della Giustizia.
Ma allora, quale è la vera partita? E’ sempre la solita: Europa SI/Europa NO.
Tusk vuole portare la Polonia nell’area euro; il PiS vuole autonomia e indipendenza. E per la democrazia? Nessuno parla di democrazia? Beh! Qui dipende dalle sensibilità soggettive capire se c’è più democrazia nel proprio Stato autonomo e indipendente, pur vincolato da Trattati, o in Europa. L’antico detto: “meglio soli che mal accompagnati” non è ancora andato in pensione.
Oggi, la Unione Europa è una organizzazione che appare allo sbando, in uno stato caotico: basti ricordare che, mentre i popoli d’Europa rigettavano, nel 2005, il disegno di una Costituzione europea che rifiutava le radici cristiane; la Ursula von der Leyen affermava che i valori dell’Unione Europea sono quelli del Talmud.
Ecco il nòcciolo della disputa: Globalismo vs Identità. Per Identità non si intende né Sovranismo nè Nazionalismo. E’ ancora questione da dipanare come mai il M5S volle salvare e mantenere in sella la Ursula. Da questa vicenda polacca, riemerge una sola considerazione:
l’EU di oggi è un treno che non va riparato, va sostituito.
ANTONIO VOX
FOTO: ANSA
