Riflettevo: ho notato guardando le manifestazioni di strada di questi giorni giovani, anzi giovanissimi indossare t-shirt con la sigla CCCP altri con quella di Mao Zedong, non so quanto questi ragazzi conoscono la storia del ‘900, e quali drammi abbiamo significato questi simboli per una grande parte dell’umanità.
Non mi è dato sapere se i loro docenti abbiano affrontato questi argomenti, e se questi ultimi sono riportati con dovizia nei libri di testo sponsorizzati, ciò che so è che sui social, sui media, mainstreams, talk, panel, dal comune utente all’intellettualoide, al parolaio, imbonitore, venditore di fumo, ciarlatano di partito si continua a paragonare l’attuale situazione italiana a “regimi“, a stati dittatoriali – quasi esclusivamente a quello fascista per l’appartenenza della premier ad un partito di destra – e mi chiedo quanti di questi uomini e donne abbia mai visionato i dati, letto gli eventi che hanno costellato, a solo titolo di esempio, le dittature sovietiche e cinese del dopoguerra nel recente Novecento.
Apro una faceta parentesi, mi fanno sorridere questi narcisisti pennivendoli, veri “sicari mediatici“, e mi piace benevolmente associarli ad assoldati menestrelli o trovatori di corte, sino ad arrivare ai “rapsodi” della antica Grecia ma, qui penso già voliamo troppo alto.
L’espressione dittatura non sarebbe corretta – se solo immaginiamo che anche un uomo del pari di Giulio Cesare era dittatore – ma mi sembra quella che più si avvicina ai due “regimi” oggetto della mia riflessione.
La definizione di REGIME in politica e nelle istituzioni: Designa l’ordinamento politico o la forma di governo di uno Stato (es. regime democratico, repubblicano, monarchico).
Nel linguaggio comune o spregiativo, viene spesso usato per indicare una dittatura o un potere autoritario non pienamente democratico.
Passiamo alle effigi riportate sulle T-shirt degli “spero” ignari manifestanti.
???? è l’acronimo in lingua russa che traslitterato in alfabeto latino corrisponde a SSSR che in italiano significa URSS: Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, lo stato di potere è durato dal 1922 al 1991.
Mao Zedong, meglio conosciuto da noi come Mao Tse-tung è stato un rivoluzionario, politico, cinese e presidente del Partito Comunista Cinese dal 1943 fino alla sua morte avvenuta nel 1976. Vengo a qualche dato e qualche fatto storicamente provato:
Unione Sovietica (Lenin e Stalin): ~20 milioni di morti dai dati d’archivio emersi dopo il crollo dell’URSS che hanno permesso di quantificare i crimini del regime sovietico:
Il Terrore Rosso e le Purghe: Le esecuzioni politiche dirette (come la Grande Purga del 1937-1938) registrarono circa 700.000 – 800.000 fucilazioni ufficiali.
L’Holodomor e le carestie sovietiche (1932-1933): la collettivizzazione forzata delle terre e la repressione dei contadini proprietari (kulaki) provocarono tra i 5 e i 7 milioni di morti per fame, colpendo duramente soprattutto l’Ucraina e il Kazakistan.
L’Arcipelago Gulag e le deportazioni: Circa 1.5 – 2 milioni di persone persero la vita all’interno dei campi di lavoro forzato o durante i trasferimenti coatti di intere minoranze etniche.
La tragedia dell’Arcipelago Gulag è stata resa noto al mondo intero dal celebre saggio di inchiesta narrativa scritto dallo scrittore e storico russo Aleksandr Solzenicyn.
Un’opera monumentale composta da tre volumi che documenta il sistema dei campi di lavoro forzato e di concentramento dell’Unione Sovietica (i Gulag, attivi dal 1918 sino al 1987).Solzenicyn scrisse l’opera in clandestinità tra il 1958 e il 1968, basandosi sulla propria esperienza di detenuto per ben undici anni nei lager e sulle testimonianze raccolte da oltre duecento superstiti.
Il saggio fu pubblicato per la prima volta in Occidente a Parigi nel 1973 (in Italia uscì nel 1974 con Mondadori).
Il libro ha rappresentato una denuncia storica e morale devastante contro il terrore di Stato e il sistema concentrazionario sovietico, scuotendo profondamente la cultura e la politica mondiale.
Europa dell’Est (Blocco Sovietico):Circa 1 milione di vittime tra purghe del dopoguerra,repressioni delle rivolte ed esecuzioni nei sistemi carcerari locali.
Voglio ricordare le più recenti e più vicine a noi, e anche più documentate.
La RIVOLUZIONE UNGHERESE dal 23 ottobre all’11 novembre 1956, è iniziata con una protesta studentesca e popolare a Budapest contro la dittatura stalinista di Matyas Rakosi e il dominio sovietico. Il governo assunse una svolta moderata guidata da Imre Nagy, il quale proclamò la neutralità del Paese e l’uscita dal Patto di Varsavia.L’Armata Rossa intervenne massicciamente a Budapest con carri armati e bombardamenti.Come conseguenza ci furono migliaia di vittime civili, tra cui molti giovani (più della metà aveva meno di 30 anni), decine di migliaia di arresti e internamenti e oltre 500 condanne a morte eseguite.Circa 250.000 profughi in fuga verso l’Occidente, il premier Imre Nagy è stato giustiziato mediante impiccagione il 16 giugno 1958 nel carcere di Budapest.Immediato insediamento del governo filo-sovietico guidato da Janos Kadar.
In pratica gli ungheresi sono passati dall’invasione-dominazione nazista a quella sovietica, dovrebbe farci parecchio riflettere questo quando oggi parliamo di Ungheria e ungheresi.
La PRIMAVERA DI PRAGA è iniziata nel gennaio 1968 con l’ascesa dello slovacco Alexander Dubcek alla segreteria del Partito Comunista,
Il tentativo è stato un periodo di profonda liberalizzazione politica e riforme in Cecoslovacchia denominato il “Socialismo dal volto umano“: Il progetto di Dubcek mirava a rinnovare il sistema dall’interno, introducendo il pluralismo politico, la libertà di stampa e di parola, l’abolizione della censura, maggiori tutele sindacali e la decentralizzazione economica.
Studenti, intellettuali e lavoratori parteciparono con entusiasmo al progetto di trasparenza e democrazia, che si allontanava dal rigido modello sovietico.Nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968, le truppe dell’Unione Sovietica e degli alleati del Patto di Varsavia (Polonia, Ungheria, Bulgaria e Germania Est) invasero, come loro abitudine, il Paese con circa oltre 700.000 soldati e carri armati, stroncando le riforme, e ponendo fine all’esperimento riformista.
Seguì l’abituale repressione: Dubcek fu arrestato, mentre in Cecoslovacchia si aprì un lungo periodo di rigido controllo filo-sovietico caratterizzato da “purghe” politiche interne, chiamato “normalizzazione“, durato più di 20 anni fino alla “Rivoluzione di velluto” del 1989.
Gli studenti universitari e delle scuole superiori giocarono un ruolo cruciale, trasformandosi da avanguardia culturale a simbolo della resistenza morale, contro il regime comunista e l’invasione sovietica: resistenza studentesca che fu eroica, disperata e non violenta!
Un esempio storico diventato leggenda è quello dello studente di storia e filosofia Jan Palach che si diede fuoco, una giovane torcia umana, in Piazza San Venceslao il 16 gennaio 1969. Il suo non fu un gesto di disperazione, ma un atto politico estremo per risvegliare le coscienze contro l’occupazione e la censura. Il suo funerale divenne una gigantesca manifestazione di massa, nell’immediato altri studenti, seguirono il suo drammatico esempio.
Gli studenti cechi e ungheresi in un epoca del dopoguerra ma, non molto lontana da noi, a mio parere, vivevano un “disagio” forse differente da quello attuale!
Un caso che merita di essere maggiormente dettagliato è quello della REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA o DDR, da noi Germania Est.
Emblema di questo “VERO REGIME” è lo storico MURO: ovvero come chiudere in un recinto, in un carcere, i propri abitanti liberi cittadini!Non so chi possa ritenere questo umano, civile, democratico o normalmente logico.
Il muro era stato costruito ad agosto 1961 dal regime della Germania Est per bloccare l’esodo, sarebbe opportuno chiamare FUGA, di cittadini verso Ovest; ed ha diviso la città per 28 anni.
Considerando l’intero confine tra le due Germanie, le stime ufficiali e di storici arrivano fino a circa mille vittime, comprendendo anche i dispersi o i morti per stenti e cause correlate al tentativo di fuga,di cui un centinaio di fuggitivi uccisi dalle guardie di confine sullo stesso muro.
Durante i moti popolari del 17 giugno 1953, repressi dai carri armati sovietici e dalla polizia della DDR, le ricerche storiche confermano almeno 55 morti uccisi per le strade, o tramite esecuzione sommaria da parte dei tribunali militari sovietici. Circa 15.000 persone furono arrestate nelle settimane successive.
Nel resto della DDR dopo la fine del conflitto mondiale l’NKVD sovietico e poi il Ministero della Sicurezza di Stato della DDR, la famosa STASI, gestirono campi di internamento e carceri (tra cui i famigerati SPEZIALLAGER ereditati o istituiti dai sovietici.
Decine di migliaia di persone furono condannate da tribunali sovietici (spesso con accuse sommarie o politiche); si calcola che diverse migliaia di detenuti persero la vita all’interno di queste strutture a causa delle condizioni disumane, delle esecuzioni o delle torture.
Tutto questo in Europa accadeva non lontano da noi, dovrebbe farci riflettere, quando possiamo visitare da “uomini liberi” la East Side Gallery o il Berlin Wall Memorial in Bernauer Strasse: ovvero i luoghi della memoria a Berlino.
La Cina il paese del dragone detiene il bilancio demografico più pesante, sotto il “regime” totalitario di Mao Zedong 1949-1976, si stima che le vittime complessive dovute a decisioni politiche, indottrinamento ideologico, repressione e carestie indotte siano state addirittura comprese tra i 40 e gli 80 milioni.
Questa enorme forbice dipende dai criteri usati dagli storici (se includere o meno i decessi per malnutrizione (fame) provocati dalle riforme economiche forzate).
L’indottrinamento nel regime totalitario di Mao Zedong è stato uno dei processi di controllo delle masse più radicali del XX secolo.
Mao non si limitò a controllare il potere politico, ma cercò di trasformare la psiche umana e cancellare la cultura tradizionale per creare l'”Uomo Nuovo” socialista attraverso la sottomissione totale all’ideologia comunista.
Questi i punti principali del sistema di indottrinamento maoista:
1. Il Culto della Personalità e il “LIBRETTO ROSSO” questo è una raccolta di citazioni di Mao, che divenne una vera e propria “bibbia” laica.
Ogni cittadino doveva possederne una copia, memorizzarne i passaggi e portarlo sempre con sé.
La figura di Mao venne divinizzata, quasi sacralizzata, le canzoni popolari lo descrivevano come “il sole dell’Oriente” e la sua guida era considerata infallibile.
2. LA RIFORMA DEL PENSIERO (Sixiang Gaizao)Il regime perfezionò tecniche psicologiche coercitive – veri e propri lavaggi del cervello – per “correggere” il pensiero dei cittadini, specialmente degli intellettuali.
Questo attraverso riunioni obbligatorie, di critica e autocritica, in cui gli individui dovevano confessare pubblicamente i propri “errori borghesi” o deviazioni ideologiche di fronte a colleghi o vicini, subendo umiliazioni e violenze psicologiche (le cosiddette “sessioni di lotta“).
Il Grande balzo in avanti (1958-1962): La collettivizzazione agricola forzata e la requisizione dei raccolti causarono la più grande CARESTIA ARTIFICIALE della storia, con stime che variano da 15 a 45 milioni di morti.
Il sistema dei Laogai: i campi di lavoro forzato cinesi dove milioni di dissidenti politici venivano internati per la “rieducazione attraverso il lavoro”.
LA RIVOLUZIONE CULTURALE (1966-1976)Mao istituì le Guardie Rosse, gruppi di studenti fanatizzati, usati come braccio violento per distruggere ogni opposizione.
La distruzione dei “Quattro Vecchi”: fu una campagna mirata a cancellare: le vecchie idee, la vecchia cultura, i vecchi costumi e le vecchie abitudini.
Templi, libri antichi e opere d’arte furono sistematicamente distrutti.Le scuole e università furono chiuse, il sistema educativo formale venne bloccato per anni; l’unica materia di studio divenne il pensiero di Mao.
Le campagne di indottrinamento e purga di massa guidate dalle Guardie Rosse contro i presunti nemici di classe causarono centinaia di migliaia di esecuzioni e SUICIDI FORZATi.
4. CONTROLLO TOTALE dell’Informazione e della SocietàIstituì il monopolio della propaganda: Arte, cinema, letteratura e teatro vennero rigidamente censurati e trasformati in strumenti di propaganda (come le “Opere d’arte modello” rivoluzionarie).
Le Danwei (Unità di lavoro): Ogni cittadino apparteneva a un’unità di lavoro che controllava non solo la vita professionale, ma anche i matrimoni, i viaggi, l’assegnazione della casa e il comportamento ideologico.
La lealtà al Partito e a Mao doveva superare i legami di sangue. I figli venivano spinti a denunciare i genitori se questi esprimevano dubbi sul regime.
Passando alla Cina contemporanea, diventata colosso tecnologico industriale anche attraverso questi metodi, posso dimostrare che le cose non sono assolutamente cambiate, si sono soltanto evolute tecnologicamente ma, diritti e libertà, per i cinesi, sono ancora un sogno.
Di fatto la Cina e il Partito Comunista Cinese (PCC), sotto la leadership di Xi Jinping ha modernizzato l’indottrinamento classico fondendolo con la tecnologia predittiva e il controllo algoritmico: una nuova forma di controllo e indottrinamento il “totalitarismo digitale“.
Un esempio è l’app “Studio per rafforzare la nazione”: funzionari pubblici, insegnanti e giornalisti sono obbligati a utilizzare quotidianamente l’app Xuexi Qiangguo progettata da Alibaba Group.
Con l’applicazione si accumulano punti leggendo gli articoli e i discorsi di Xi Jinping e completando quiz politici, ovviamente i punteggi bassi possono compromettere la carriera.
Come sempre l’indottrinamento passa anche per la sottrazione di narrative alternative, per cui si sono riscritti i programmi scolastici: il “Pensiero di Xi Jinping” è diventato parte integrante dei programmi scolastici di ogni ordine e grado, dalle scuole materne alle università, per radicare il nazionalismo e la lealtà assoluta al Partito.
Veniamo ai due pilastri fondamentali della governance digitale, del controllo sociale e della sicurezza nazionale della Repubblica Popolare Cinese:Il Grande Firewall e il Sistema di Credito Sociale.
Sebbene siano sistemi distinti, operano in modo sinergico per monitorare la popolazione, indirizzare i comportamenti dei cittadini e proteggere la stabilità del regime guidato dal PCC.
Ecco un’analisi dettagliata di come funzionano, delle loro differenze e di come si collegano all’interno dell’ecosistema di “sorveglianza” cinese. 1. Il Grande Firewall (Great Firewall of China): ufficialmente fa parte del “Progetto Scudo Dorato” è il più sofisticato sistema di censura e sorveglianza della rete al mondo.
Avviato alla fine degli anni ’90 è operativo dai primi anni 2000, e agisce come una barriera digitale tra l’Internet interno cinese e il resto del mondo.
Opera su tre punti principali:
- Blocco dei siti web esterni: il sistema impedisce l’accesso a piattaforme occidentali popolarissime come Google, YouTube, Facebook, Instagram, X (Twitter), Wikipedia e i principali organi di informazione internazionali (BBC, New York Times, ecc.).
- Censura delle parole chiave: il sistema monitora in tempo reale il traffico dati: messaggi, post o ricerche contenenti termini sensibili dal punto di vista politico (come le proteste di Piazza Tienanmen, l’indipendenza di Taiwan o critiche dirette ai leader del PCC) vengono automaticamente bloccati o cancellati.
- Giro di vite sulle reti private virtuali (VPN): dato che sono utilizzate storicamente per “saltare” il firewall, vengono costantemente monitorate, limitate e dichiarate illegali se non autorizzate dal governo.
Quale l’impatto del “Progetto Scudo Dorato” sulla società?
Il sistema ha creato, al posto dei servizi occidentali, una sorta di “Internet parallelo” (la Intranet cinese), e sono nati colossi tech locali fortemente regolamentati come WeChat (Tencent), Baidu e Weibo.
Questo permette al governo non solo di censurare, ma di accedere direttamente ai dati di centinaia di milioni di utenti.
2. Il Sistema di Credito Sociale (Social Credit System): annunciato nel 2014 e introdotto gradualmente a partire dal 2020, è un’iniziativa nazionale volta a “valutare” l’affidabilità e la reputazione di cittadini, aziende e istituzioni.
L’obiettivo dichiarato dal governo è costruire una cultura di “sincerità” e fiducia in una società che ha vissuto una rapidissima transizione economica.
La valutazione assegna un punteggio punteggio da 0 a 1000 – frammentato in sistemi regionali, comunali e aziendali regolati da linee guida statali – che determina la vita di ogni cittadino.
Il sistema si divide principalmente in due macro-categorie:
- Per le Aziende (Corporate Social Credit): è la parte più rigorosa ed efficiente, che monitora il rispetto delle leggi fiscali, delle norme ambientali, della sicurezza sul lavoro e della qualità dei prodotti.
- Per i Cittadini: valuta il comportamento civico e legale di ogni individuo.
Meccanismi di premio e punizione: al contrario di quanto si potrebbe pensare, il sistema non si basa tanto su algoritmi distopici di intelligenza artificiale che leggono il pensiero, ma su una rete di liste nere (Blacklists) dei cattivi, e liste rosse (Redlists) dei buoni.
Cosa toglie punti e inserisce nella lista nera:Mancato pagamento di debiti o multe, reati penali, infrazioni stradali ripetute, comportamenti incivili sui mezzi e luoghi pubblici, la diffusione di “fake news” online, ecc.
Cosa fa guadagnare punti e inserisce nella lista rossa:Donare il sangue, fare volontariato, pagare le tasse in anticipo, ricevere lodi o premi statali.
Le sanzioni: Chi finisce sulle liste nere (in particolare i debitori insolventi, detti “laolai”) può subire limitazioni pesanti, che vanno dal divieto di acquistare biglietti per treni ad alta velocità o aerei, l’impossibilità di iscrivere i figli a scuole private prestigiose, o restrizioni nell’accesso a prestiti bancari.
Anche se il Grande Firewall si occupa di sicurezza informatica e censura politica e il Credito Sociale di conformità legale e comportamento civico, i due sistemi sono indissolubilmente legati dall’infrastruttura tecnologica della Cina una convergenza digitale.
Il controllo dell’identità digitale: in Cina è obbligatorio registrare il proprio numero di telefono e i profili social con il nome reale e il documento d’identità.
Per cui ciò che un cittadino fa dietro al “Firewall” (su WeChat o Weibo) è direttamente riconducibile alla sua persona fisica.
La punizione del dissenso digitale tramite il credito sociale: se un utente elude il Grande Firewall tramite una VPN e pubblica contenuti considerati sovversivi o diffonde notizie che il governo bolla come “voci e destabilizzanti”, questa violazione digitale si riflette nella vita reale e può essere inserito nelle liste nere del Credito Sociale.
I Big Data e le Big Tech:come Tencent ed Alibaba collaborano strettamente con lo Stato.
I sistemi di pagamento digitali (WeChat Pay e Alipay), che gestiscono la quasi totalità delle transazioni quotidiane in Cina, forniscono dati preziosi sia per il monitoraggio della rete che per la valutazione della solvibilità finanziaria e del comportamento dei cittadini.
In sintesi, il Grande Firewall definisce i confini di ciò che è permesso dire e vedere, mentre il Sistema di Credito Sociale definisce le conseguenze nel mondo reale per chi devia dalle regole stabilite, creando un ecosistema di controllo pervasivo unico al mondo.
La censura automatizzata cancella istantaneamente dal web concetti legati alla democrazia o ai diritti umani, mentre il sistema di credito sociale premia i comportamenti allineati e punisce il dissenso.
Ritengo che il fine sia chiaro!
Passiamo alla attuale Russia, anche qui le cose non sono cambiate, nel regime di “autoritarismo competitivo“, il “putinismo” – inteso come la filosofia politica e il regime autocratico guidato da Vladimir Putin – ha progressivamente attuato una profonda “militarizzazione culturale” della società russa.
In particolare dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, la Russia ha accelerato e intensificato drasticamente la transizione a un regime con forti tratti totalitari, focalizzato sul concetto di “mondo russo” (Russkiy Mir), trasformando la cultura, l’istruzione e la memoria storica in veri e propri strumenti di mobilitazione ideologica e bellica.
La militarizzazione culturale del regime si articola su tre pilastri fondamentali:
1) Il primo passo è il controllo, la riscrittura e la militarizzazione della storia: la narrazione storica è diventata un’arma geopolitica gestita direttamente dallo Stato. Nelle scuole russe è stato introdotto un testo ministeriale, un nuovo manuale “unico” di storia, riscritto sotto la supervisione del governo,che edulcora il passato sovietico per riabilitare figure storiche autoritarie (come Stalin) e normalizzare l’uso della forza.
La storia della Russia viene presentata come quella di una “civiltà specifica“, una fortezza costantemente assediata da nemici esterni (l’Occidente) e storicamente investita di una missione imperiale ed universalistica nello spazio euro-asiatico.
La vittoria sovietica nella Seconda guerra mondiale è stata sacralizzata, il culto della “Grande Guerra Patriottica“: ha svuotato il messaggio di pace e trasformato in un archetipo giustificativo per i conflitti odierni.
2) Il secondo passo è l’istruzione e il culto del martirio nei giovani: la penetrazione ideologica parte sin dall’infanzia per preparare le nuove generazioni alla logica bellica:
Dal 2022 tutte le scuole russe iniziano la settimana con una “lezione patriottica” obbligatoria, sono state introdotte ore di indottrinamento settimanali chiamate: “Conversazioni su cose importanti” incentrate sui valori tradizionali, l’onore militare e i motivi della cosiddetta “operazione militare speciale”.
È stato ripristinato nelle scuole superiori l’addestramento militare di base, con l’insegnamento dell’uso delle armi, dei droni e del primo soccorso tattico.
Organizzazioni di Movimenti giovanili di Stato, come Yunarmiya (l’Esercito dei Giovani) uniscono l’addestramento militare all’indottrinamento ideologico, preparando le nuove generazioni all’obbedienza e alla mentalità bellica.
Come evidenziato da analisi sociologiche e culturali sul paese, il putinismo promuove un’etica basata sulla glorificazione del sacrificio per la patria, sull’idea del “siamo nati per soffrire e morire” in nome dello Stato.
Agli studenti viene insegnato il dovere di sacrificarsi per la patria, la giustificazione della guerra e l’ostilità verso i valori occidentali.
Questo il “culto del soffrire“, che si contrappone radicalmente all’idea di una Russia proiettata verso il benessere individuale o l’integrazione europea.
Nel terzo punto, la struttura di potere del putinismo vede una centralità assoluta dei “siloviki“: gli uomini della forza provenienti da esercito, servizi segreti come l’ex KGB e ministero della Difesa.
Questa mentalità di stampo securitario e illiberale ha imposto il controllo dei media, permeato i media statali, il cinema e la letteratura russa contemporanea.
Il pluralismo è stato azzerato a favore di una retorica polarizzata che criminalizza il dissenso interno e normalizza lo stato di mobilitazione permanente.
Attraverso questa totale convergenza tra politica, istituzioni educative e apparati culturali, il putinismo punta a immunizzare la popolazione russa dalle influenze esterne, normalizzando la guerra non come una parentesi transitoria, ma come lo stato naturale di esistenza della civiltà russa nel mondo.
Questo ci dimostra che, purtroppo, non sono esistiti i regimi totalitari fascisti e nazisti con i loro enormi drammi e catastrofi umane; esistono ancora oggi nel mondo, soprattutto in Asia e Africa, molte altre situazioni simili, spesso legati a impronte religiose islamiche – indipendentemente che siano repubbliche islamiche o monarchie assolute – oltre a casi limite come quello della Corea del Nord.
Il comune denominatore purtroppo restano le persone, il popolo, la gente che, in silenzio e dimenticata, è costretta a sopravvivere in queste “vere” situazioni di violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali: civili, politiche e personali.
Buona riflessione. Roberto Kudlicka
